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domenica 14 dicembre 2008

Abolire le province. The Day After. Ora battete un colpo

(Ok, il titolo giusto sarebbe: The Day After Tomorrow, ma mi imbarazza un po' :-) )

L'incontro promosso dall'Istituto Bruno Leoni e dall'Associazione La Maona a Chiavari è stato un successo, come si dice, di pubblico e di critica. Ne hanno parlato, tra gli altri, Il Secolo XIX, L'Opinione, il Corriere Mercantile e diversi siti locali (qui, qui e qui, per esempio). Tutte le relazioni sono state interessanti e, in modo diverso, puntuali. La partecipazione dei presenti è stata viva, a tratti vivace (in qualche momento perfino troppo). Credo però che questo evento abbia dimostrato che, anche in una realtà come la nostra, è possibile affrontare argomenti di portata più ampia, offrendo un punto di vista liberista, senza che ci si trovi necessariamente al bar a prendere il caffé. Vorrei considerare questo piccolo convegno come un punto di partenza, da cui avviare un percorso più solido e meno occasionale.

Se ci siete - lettori, lo so che ci siete - battete un colpo e fatevi sentire.

giovedì 4 dicembre 2008

Abolire le province? Un dibattito a Chiavari

Venerdì 12 dicembre, alle 16,30, presso la Società economica, IBL e La Maona organizzano un dibattito sull'abolizione delle province. Interverranno Scandroglio (PDL), Lusetti (PD), Monteverde (La Maona) e Boccalatte (IBL). Da non perdere.

martedì 18 novembre 2008

Scuola. Pianeta Terra chiama Onda

Leggo sul Secolo che l' "onda studentesca" contagia anche il Tigullio, che sarà teatro, nei prossimi giorni, di una serie di manifestazioni ed eventi anti-Gelmini. Giovedì pomeriggio, il professor Francesco Pastore, che non ho il piacere di conoscere, terrà una lezione pubblica sulla storia della scuola dal dopoguerra. Se non mi trovassi fuori Tigullio per un impegno di lavoro, andrei volentieri a sentirlo, anche se temo che la sua ricostruzione storica eviterà accuratamente quelli che, a mio avviso, sono i due pilastri fondamentali della questione: l'inefficienza economica della scuola italiana (che tutti i parametri finanziari ci dicono essere malgestita) e la sua inefficacia didattica (la preparazione degli studenti italiani è mediamente inferiore a quella delle loro controparti straniere). Non so se, e comunque non credo che, le riforme di Mariastella Gelmini investano questi temi. Ma mi pare che l'opposizione a esse non solo non tenti di affrontarli, ma faccia anzi il possibile per nasconderli. Ed è su questo punto che mi piacerebbe porgere delle domande a Pastore. Agli studenti, invece, rivolgerei domande di altro genere. Per esempio: perché state protestando? Intendiamoci: anch'io, a suo tempo, ho protestato, probabilmente sbagliando, anche se allora come ora ero allergico a questo tipo di manifestazioni (la nostra scuola fu una delle poche a non occupare, nel '94). Però, se guardo agli slogan che circolano nei cortei, mi pare che lo spauracchio continui a essere, come ai miei tempi, la privatizzazione dell'istruzione, che non è in agenda (purtroppo, aggiungo) e nessuno considera una riforma possibile. Se poi devo ascoltare ciò che gli studenti chiedono (assumendo che questo video sia rappresentativo anche dei ragazzi liguri), c'è da mettersi le mani nei capelli. Terra chiama Onda, rispondete Onda.

giovedì 13 novembre 2008

Liberalizzare i saldi

Il presidente della consulta Ascom del Levante, Vincenzo Bovone, si scaglia contro la decisione della regione Liguria, di anticipare l'inizio della stagione dei saldi estiva e invernale, rispettivamente, al 3 gennaio e 10 luglio. Capisco le sue ragioni, ma mi sembrano ragioni sbagliate. Così come sbagliate sono le ragioni di chi pretende di poter fissare inizio e fine delle svendite per legge. La regolamentazione è talmente minuziosa che dice addirittura per quanti giorni si possono appendere i manifesti "saldi" (prima erano 10, adesso 3). La questione è semplice: i prezzi dovrebbero essere liberi. Ciascuno dovrebbe essere libero di fare la sua politica di prezzo, stabilendo un ricarico più o meno alto, o utilizzando alcuni prodotti come beni civetta per attirare i clienti e poi appioppargli altro. Ciascuno dovrebbe essere libero di fare la sua politica di magazzino, modulando acquisti e vendite secondo le sue valutazioni e decidendo quando è il momento di cambiare l'inventario - che sia prima o dopo il 3 gennaio. In effetti, i "saldi", nel senso corrente del termine, neppure dovrebbero esistere; nel senso che, in un paese civile, non è un'amministrazione pubblica che ti dice quando puoi alzare o abbassare i prezzi (trascurando piccole e secondarie cose come la domanda, l'offerta, la disponibilità di reddito, le aspettative di reddito futuro dei consumatori, i costi dei negozi, eccetera). E in un paese civile non ci si lamenta, come fa Bovone, della concorrenza: si compete. Per fare una citazione colta, "se vinci, vivi. Se perdi, muori". Sarà triste per Bovone - che evidentemente non pensa di essere bravo, oppure pensa che la media dei soci da lui rappresentati sia sotto la soglia della bravura - ma è così che funziona il mercato, ed è così che si fa l'interesse dei consumatori.

lunedì 3 novembre 2008

Commercio. Siamo tutti chiavaresi

Il consiglio comunale di Chiavari ha approvato la rimozione di tutti i vincoli di natura non sanitaria o urbanistica all'apertura di bar, ristoranti e altri esercizi commerciali. Si tratta, per così dire, di un piccolo passo avanti per un comune, ma di un grande balzo per la libertà di mercato. Già in passato avevo sottolineato la civiltà di una simile decisione a Imperia, e sottolineato la natura protezionista della tendenza opposta, emersa a Genova. Sembra una cosa sciocca e spicciola, ma dietro la determinazione dei criteri per l'apertura di nuove attività - se esse debbano dipendere dal rispetto di norme generali e astratte e "cieche", oppure debbano implicare l'arbitrio di funzionari e politici o forme di controllo numerico - si nasconde un'intera concezione di come funziona l'economia. Se il diavolo si nasconde nei dettagli, in questo caso possiamo dire che nei dettagli c'è molto di buono.

giovedì 30 ottobre 2008

Giovani Imprenditori Chiavaresi

Leggo che nasce l'associazione dei Giovani Imprenditori del Tigullio, per ora con una decina di soci su un bacino potenziale di circa 6.000. Non so quali possano essere gli scopi o l'efficacia di un'organizzazione del genere, a livello locale, ma se può servire a creare dibattito o a rilanciare l'orgoglio delle imprese, ben venga. Di imprenditori visionari c'è sempre bisogno.

giovedì 2 ottobre 2008

Biciclettata a Chiavari: non è così che si salva il mondo

Ultimo atto della polemica tra il sindaco di Chiavari, Vittorio Agostino, e organizzazioni come Legambiente e Fiab sulla biciclettata. Fiab Tigullio annuncia che la biciclettata si farà comunque, domenica prossima, nonostante il primo cittadino abbia negato l'utilizzo esclusivo di alcune vie cittadine (qui la lettera del sindaco). Scrive Agostino: "non essendo disponibili ulteriori piste ciclabili, oltre a quelle già esistenti, questo tipo di manifestazione potrebbe appesantire il traffico cittadino". Durissima la reazione di Legambiente, che pure non segue Fiab nella biciclettata di domenica. Cerchiamo di chiarire. Non è, naturalmente, vietato pedalare a Chiavari. Quindi, non c'è nulla di male nella manifestazione organizzata per domenica, a meno che essa non si trasformi in un gesto di boicottaggio e abbia l'effetto (o lo scopo) di bloccare la circolazione automobilistica. La risposta del primo cittadino chiavarese è, sotto questo profilo, ineccepibile. Egli ha semplicemente sottolineato come sia fuori discussione l'ipotesi di bloccare delle vie per un'intera giornata, creando gravi disagi alla cittadinanza. Il ruolo di un sindaco è, appunto, quello di amministrare gli spazi comuni, cercando una ragionevole composizione degli interessi. La differenza tra uno spazio pubblico e uno privato è che, nel primo caso, non è chiara la distribuzione dei costi e dei benefici, e dunque ogni decisione viene, per dirla con Peppone, buttata in politica. Ci sono, però, casi in cui il trade off è di più facile soluzione. Sono quei casi in cui (a) non c'è in ballo alcun diritto fondamentale o interesse generale e (b) c'è una grande sproporzione numerica tra i beneficiari e coloro che invece devono subire un'iniziativa. E', per esempio, il caso della maggior parte dei sussidi alle imprese, in virtù dei quali una ristretta minoranza (i proprietari e i dipendenti delle imprese sussidiate) trae un grande vantaggio, non giustificato da reali motivazioni, a scapito della massa dei contribuenti. Ed è anche il caso della biciclettata di Chiavari, in cui una ristretta minoranza di appassionati delle due ruote vorrebbe prendere possesso di un'intera città. Nulla contro la bicicletta, per carità. E neanche nulla contro le buone intenzioni di chi ritiene, con mezza giornata sul sellino, di aver fatto la sua parte nella guerra santa per la salvezza del mondo. Però resta irremovibile la constatazione che la logica di Agostino è perfetta e razionale e giusta.

mercoledì 1 ottobre 2008

Chiavari: Piccola vittoria per la privacy

In risposta alle obiezioni del garante della privacy, Francesco Pizzetti, di cui ci eravamo occupati anche su questo blog, il sindaco di Chiavari, Vittorio Agostino, si è impegnato a disattivare l'audio delle telecamere di cui la città è disseminata. Si tratta di una vittoria solo parziale, ma in questo caso il bicchiere è mezzo pieno. Nel senso che la questione di fondo - fino a che punto sia tollerabile che, nel nome della sicurezza, il controllo pubblico diventi pervasivo - è eminentemente pratica. C'è poco da discutere: una cosa che a me non piace, cioè le telecamere sulle strade (che sono cosa diversa dalle telecamere a circuito chiuso nei negozi), la maggior parte della popolazione le gradisce. Quindi, cedo alla violenza (la democrazia è, naturalmente, una sublimazione della guerra). Però, che a questo si aggiunga il fatto di essere captato mentre discuto con altre persone di faccende perfettamente legali, ma private, proprio non mi va giù. Giustamente, quindi, l'Authority è intervenuta. E Agostino ha fatto l'unica cosa che poteva fare: si è impegnato a disattivare i microfoni (l'alternativa essendo quella di cambiare tutte le telecamere, nuove di zecca, con un danno significativo al bilancio del comune). Non è il migliore dei mondi possibili, ma è un mondo migliore di quello che sembrava incombere fino a pochi giorni fa. Certo, non è bello sapere che i microfoni potrebbero essere attivati, e quindi quello che dici potrebbe essere ascoltato, in situazioni di "particolare gravità", qualunque cosa ciò significhi. Comunque, una pezza è stata messa, ed è già qualcosa.

lunedì 22 settembre 2008

Mi dispiace

Sono profondamente dispiaciuto di non dover fare, oggi, particolari commissioni. Temo passerò la giornata nel mio ufficio, che poi sta in casa mia, a lavorare sull'ordinaria amministrazione. Mi dispiace perché oggi è la Giornata europea senz'auto, e Legambiente ha suggerito un impegno collettivo all'uso della bicicletta. Ecco, ne avrei approfittato per spostarmi a marcia bassa e giri alti, in modo da compensare con le mie emissioni quelle mancate degli ecologisti per un giorno (che, naturalmente, dentro di sè capiscono che l'auto è una delle cose più belle dell'universo e non vi rinuncerebbero per nulla al mondo, se non come sacrificio occasionale per fare un gesto chic a poco prezzo).

sabato 20 settembre 2008

L'orecchio pubblico mettetevelo nel XXXX

Il trade off tra libertà e sicurezza, tra privacy e sorveglianza è sempre di difficile soluzione. C'è poco da dire: ci vuole, semplicemente, grande pragmatismo. Per quanto le telecamere nelle strade siano odiose, svolgono un ruolo importante e, soprattutto, sembrano essere socialmente accettate o addirittura desiderate. Bon. Però c'è un limite che non dovrebbe essere superato mai. Quando si affrontano le questioni in modo pratico, bisognerebbe sempre tracciare una linea invalicabile, oltre la quale l'arte di arrangiarsi diventa arte di danneggiare il prossimo. Quel limite, a Chiavari, è stato ampiamente superato. A quanto pare, il capillare sistema di videosorveglianza cittadino è in grado di captare suoni e discussioni attorno alle telecamere. Questo significa che non solo dove siete e cosa fate, ma anche quel che dite sarà a disposizione dei sorveglianti e resterà, per un certo periodo, nella memoria del sistema. Questo è, semplicemente, inaccettabile. Dei cittadini che vivano con orgoglio la loro libertà e la loro privacy dovrebbero, semplicemente, ribellarsi. Non ne faccio una questione leguleia. Non me ne frega niente del richiamo del garante della privacy, Franco Pizzetti, e non penso che la cosa la si potrebbe risolvere dandone piena e chiara comunicazione nella cartellonistica stradale. Non esiste ragione di sicurezza al mondo che possa giustificare l'intercettazione ambientale di milioni di conversazioni all'anno, tra persone oneste e innocenti (fino a prova contraria, e la prova non può e non deve essere ottenuta illegalmente o al di fuori degli standard minimi di civiltà). La tolleranza degli italiani nei confronti dell'invadenza impicciona pubblica è molto ampia. Ma chi abbia almeno un po' di amor proprio, di essere guardato e ascoltato e pubblicamente denudato non può sopportarlo. Perfino nei tempi antichi e presunti incivili (che incivili non erano, ma questo è un altro discorso) la gogna era una punizione. Non la norma.

venerdì 19 settembre 2008

Nessun pasto è gratis

Continua il braccio di ferro tra comune di Chiavari e provincia di Genova sull'uso del palazzetto dello sport, di cui ho scritto qualche giorno fa. L'assessore chiavarese, Valeria Leoni, risponde alla sua controparte genovese, Monica Puttini, sottolineando (questo è interessante) che "non vi è alcun corrispettivo mensile ma una tariffa d'uso oraria" di 15,55 euro più Iva, e che (questo è invece irrilevante) i termini del contratto sono stati definiti dalla giunta precedente, di centrosinistra come quella provinciale. Questo contribuisce a far chiarezza sulla questione, pur non spostandone i termini che a me paiono chiarissimi. A dire il vero, il diverbio nasconde ancora una volta l'annosa e irresolubile domanda di come sia possibile gestire razionalmente beni e servizi sottratti al mercato - è il caso della scuola ma anche del palazzetto dello sport, che non si capisce bene perché debba essere pubblico. Il mercato ha un fine - allocare le risorse in modo efficiente - e un mezzo - il sistema dei prezzi. I prezzi trasmettono informazioni sulla scarsità relativa di un bene o servizio, ossia sul rapporto tra domanda e offerta. Quando subentra il pubblico, questo meccanismo va a ramengo, e resta il chiacchiericcio.

martedì 16 settembre 2008

Comincia la scuola. Quando il primo sciopero?

Il Tigullio non è stato immune dalle polemiche sulla riforma della scuola. Il Secolo XIX riferisce di due linee di scontro, una "locale" e l'altra "nazionale".

La prima riguarda la richiesta che il comune di Chiavari ha fatto alla provincia di Genova: Palazzo Bianco ha concesso l'utilizzo gratuito del palazzetto dello sport, ma ha chiesto il pagamento delle spese di gestione (12.000 euro subito e poi 2.500 euro al mese). L'assessore provinciale all'Edilizia scolastica, Monica Puttini, grida al tradimento, ma onestamente non vedo come si possa contestare la scelta del primo cittadino chiavarese, Vittorio Agostino. Siamo di fronte, sempre e solo, all'ennesimo problema del disordine istituzionale italiano: enti diversi sono chiamati a cooperare, non avendo alcun incentivo a farlo. Quando si parla di federalismo fiscale, teoricamente si dovrebbe puntare a risolvere questo genere di faccende, responsabilizzando le amministrazioni e riallineando prelievo e spesa. Tanto più che, nel caso in questione, entra in gioco anche il fattore "scuola": in Italia l'istruzione è pubblica, gratuita e obbligatoria. Un cocktail micidiale che ha una e una sola conseguenza: lo scaricabarile. L'istruzione non è un investimento per nessuno, ma una spesa per molti. Finché non verranno scardinati questi fattori, continueremo ad assistere a spettacoli del genere.

A questo braccio di ferro, si è aggiunta - in numerose scuole del comprensorio - la rivolta degli insegnanti contro le riforme del ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini. Non ho un'opinione chiara sul progetto della Gelmini (qui trovate alcuni persuasivi argomenti critici), ma su due cose ritengo il ministro abbia pienamente ragione e meriti un deciso sostegno. Una è la questione del maestro unico: qui vi sono ragioni pedagogiche e finanziarie per ritornare alla "vecchia" impostazione, tanto più che il passaggio dal maestro unico al "tre per due", manco fosse una promozione al supermercato, furono principalmente di carattere clientelare (trainare dentro la scuola un po' di quelli che oggi si chiamano precari). Mi sembra giusto che coloro che beneficiarono di quella manovra, siano oggi chiamati a pagarne il conto. Più in generale, e questo mi porta alla seconda constatazione, trovo sinceramente assurdo che, ogni volta che qualcuno paventa un intervento sull'organizzazione scolastica, si scateni il finimondo (significativa l'intervista di Luigi Berlinguer sul Corriere). Gli insegnanti sono uno stakeholder importante, ed è quindi ragionevole ascoltare la loro voce: ma da qui a subirne sistematicamente il ricatto, ce ne passa. Quello che, però, lascia a bocca aperta è il comportamento degli studenti e delle loro famiglie, che - da consumatori - dovrebbero cercare un miglioramento qualitativo dell'offerta scolastica, e dovrebbero entrare nel merito delle scelte. Invece essi si schierano sistematicamente a difesa dello status quo (a suo tempo l'ho fatto anch'io, più o meno).

Perché si comportano e ci siamo comportati così? Il masochismo è un diritto, ma se diventa il comportamento maggioritario in una società, allora è l'inizio della fine.

lunedì 15 settembre 2008

Puttane e puttanate

Sul Corriere della Fontanabuona e del Levante, sono tornato sulle famigerate delibere di Chiavari e Lavagna. Sulla questione più generale della lotta alla prostituzione, segnalo questo ottimo articolo di Alberto sul Riformista.

lunedì 25 agosto 2008

I pappagalli di Chiavari e la giustizia assurda

Divertente (e deprimente) articolo di Alessandro De Nicola, dal Sole 24 Ore di ieri.

Pappagalli e prigioni

di Alessandro De Nicola

Distratti sotto l'ombrellone o al riparo in qualche rifugio alpino, ai lettori potrà essere sfuggito un bizzarro caso di cronaca che mi accingo a riportare.
Orbene, nella ridente cittadina ligure di Chiavari è stata emanata una originale sentenza. Pare infatti che un anziano proprietario di una coppia di pappagalli, dovendosi ricoverare per un certo periodo, abbia affidato i due pennuti ad un vicino di casa. Facile comprendere la sorpresa e l'indignazione del povero vecchietto quando, tornato a casa, ha trovato un volatile morto stecchito e l'altro in stato di grave denutrizione.
Ne è seguita una denuncia penale contro il custode e il suo socio d'affari. La macchina della giustizia, inesorabile, si è messa in moto. Il pubblico ministero, non pago della perizia del consulente tecnico del tribunale, il quale aveva ipotizzato che il disgraziato uccello avesse un'infezione che ne ha decretato la fine, lo ha convocato in aula e smontatone la diagnosi ha chiesto la condanna degli'incauti vicini a 3 mesi di carcere. La signora giudice, evidentemente colpita dalle sorti del pappagallo, non paga, ha condannato i rei a 4 mesi e mezzo di gattabuia e, nonostante l'appello, almeno uno dei condannati sta scontando la pena dietro le sbarre dove ha iniziato, per ironia o disperazione non si sa, lo sciopero della fame.
Ammettiamo che il giudice abbia applicato correttamente la legge anche nel mettere già in galera l'assassino di cocoriti (pericolo di reiterazione del reato? Mah). Tuttavia è proprio la norma sostanziale ad essere assurda (la pena massima avrebbe potuto essere 18 mesi!) e non è l'unico esempio che si trova di sanzione penale detentiva per illeciti che potrebbero essere risolti mettendo mano al portafoglio. Infatti, fin dai lavori del Nobel Gary Becker, c'è la consapevolezza che in molti casi il penitenziario è economicamente inefficiente. Nel nostro caso, lo Stato dovrà mantenere per 18 settimane i custodi negligenti. I quali a loro volta sono stati tolti dal sistema economico per un periodo equivalente durante il quale verrà a mancare la loro produzione. Non parliamo dei costi di giustizia: se la causa fosse stata solo civile, non ci sarebbe stato bisogno dell'intervento del PM, con risparmio di tempo e denaro. Qual è il beneficio per la società? Deterrente? Andiamo, una bella multa e un congruo risarcimento sono sufficienti a scoraggiare l'incuria di pennuti. Si toglie di circolazione per un po' due delinquenti (il cosiddetto "incapacitation effect": il briccone finché è dentro, almeno non delinque)? Oh certo, ci immaginiamo il duo che a piede libero si mette a caccia di uccelli dalle piume colorate.
Insomma, visto che il ministro Alfano ha dichiarato che vuole risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri, cominci a depenalizzare reati bagatellari e a costruirne veramente di istituti di pena: la capienza è la stessa da decenni. Peraltro, come altro spizzico di cronaca si registra la baruffa goldoniana tra il sindaco di Verona Tosi e quello di Venezia Cacciari. Il primo vuole le guardine comunali, il filosofo preferisce gli schei. Prigioni municipali forse sono irrealizzabili e dispendiose, ma visto che si parla spesso di grandi opere, perché non considerare seriamente penitenziari costruiti e gestiti da privati come accade, con risparmio di costi e miglior trattamento dei detenuti, in molte altre civili nazioni occidentali?

sabato 9 agosto 2008

Partecipazioni societarie dei comuni: Idrotigullio

Nell'ultimo periodo mi ha molto colpito uno studio dell'Istituto Bruno Leoni nel quale si poneva l'accento sul nuovo modo che lo Stato utilizza per entrare direttamente nella vita economica.
In particolare si faceva riferimento alle nuove Holding create dagli enti locali, non ultima la polemica sul comune di Roma che chiede al governo un aiuto per ripianare i debiti ma se ne guarda bene dal vendere le partecipazioni che detiene e che potrebbe dismettere facendo cassa.

I comuni del Tigullio ovviamente non sono esenti dal malcostume di voler entrare direttamente nella vita economica dei cittadini, con partecipazoni dirette in società che semplicemente dovrebbero erogare servizi al cittadino. Girovogando sul web mi sono imbattuto nel sito di Idro-Tigullio S.p.A., ho trovato lo statuto della Società e l'ho trovato molto interessante. La Società ha per oggetto statutario le attivita’ di gestione nell’ambito del Comune di Chiavari e comunque nel territorio del Levante Ligure, di servizi pubblici di:

A) captazione, adduzione e distribuzione di acqua per usi civili, industriali e agricoli, di fognatura e di depurazione delle acque reflue;
B) raccolta, trattamento e smaltimento di acque reflue e/o meteoriche;
C) svolgimento di servizi ed attività nell’ambito della tutela ambientale
oltre a ciò può svolgere consulenze (esempio di tipo ambientale) e/o partecipare a bonifiche ecc.

Sono state emesse tre categorie di azioni per differenziare i soci:

comuni del tigullio (cat A), altri enti o privati (cat B) che non potranno essere superiori al 20% del capitale e imprenditori privati (cat C) non inferiori al 51% del capitale.
La categoria C è praticamente il Socio privato attuale che gestisce l'azienda tanto che
tutte le deleghe operative sono sue.
Gli aumenti di capitale possono avvenire solo mantenendo i limiti di possesso sopra descritti.

I punti più controversi per i comuni sono:

- il comune di Chiavari deve essere socio almeno con il 20% delle azioni (cat A) (perché?) (quindi anche se volesse il comune può alienare le quote solo dopo modifica statutaria)
- in caso di ingresso di nuovi soci dev'esserci l'assenso del comune di Chiavari.

Se comunica un diniego è sua facoltà presentare un imprenditore di suo gradimento che acquisterà le quote alle condizioni stipulate in precedenza
dal socio "rifiutato". Esempio pratico Alfa Srl chiede di entrare in società pagando 100 euro e il comune di Chiavari dice NO e presenta altro imprenditore esempio la Cooperativa Beta che potrà comprare le quote a 100 euro.

Ovviamente è tutto a norma di legge secondo codice civile etc. etc. ma è il fatto stesso che i comuni vogliano entrare in economia in maniera diretta per poter gestire posti nei Consigli d'Amministrazione, per poter porre veti a imprenditori invisi e presentarne altri più vicini all'Amministrazione pubblica che non piace, non vogliamo più vedere la lunga mano dello Stato attraverso gli Enti locali entrare nella vita dei cittadini quando proprio non v'è alcun bisogno.

martedì 5 agosto 2008

Finanziamenti diretti agli asili privati: 225 mila volte no

Il comune di Chiavari ha graziosamente deciso di distribuire, tra scuole per l'infanzia e asili privati, la considerevole somma di 225 mila euro in tre anni. Obiettivo del provvedimento è "incrementare l'offerta formativa", grazie a un contributo regionale specificamente destinato al supporto a scuole paritarie. Si tratta di una cifra molto importante: nel 2007, Chiavari ha speso complessivamente, per la scuola materna, circa 530 mila euro, e per tutte le voci dell'istruzione pubblica circa 1,8 milioni di euro. Quindi, 75 mila euro all'anno di contributo equivalgono a quasi il 15 per cento della spesa per asili, e oltre il 4 per cento della spesa totale per istruzione. Altrettanto importante è il numero di famiglie coinvolte: circa il 40 per cento dei bambini frequenta scuole private per l'infanzia, un dato sostanzialmente omogeneo a quello provinciale.

Purtroppo, se capisco bene la legge regionale del 2006, il finanziamento regionale è vincolato all'erogazione diretta, sebbene non vi sia traccia di una qualche intenzione differente da parte del comune. In ogni caso, mi pare una soluzione non accettabile, perché di fatto assegna all'ente pubblico il compito di ripartire i contributi secondo logiche politiche, che in generale non riflettono (perché non possono riflettere) gli effettivi meriti delle singole istituzioni scolastiche. Il problema è che i burocrati comunali, per quanto ben intenzionati e preparati, non coincidono con la domanda di asili, e quindi non hanno un vero incentivo - né le informazioni - a valutare quali siano gli asili migliori, quali meritino di essere premiati e quali invece vadano lasciati perdere. Solo il mercato, cioè gli utenti reali, può esprimere questo giudizio. Tra parentesi, lo stesso problema esiste a monte: una rapida lettura del Piano regionale 2008-2010 per il diritto allo studio, e in particolare la parte relativa alle scuole per l'infanzia, rivela come i criteri di assegnazione dei finanziamenti ai comuni siano meramente burocratici, mentre non sia previsto alcun controllo ex post sull'efficienza della spesa, né sia definito alcun criterio di valutazione in merito. Quindi, la logica della regione verso i comuni, e dei comuni verso le scuole, è: se disponete di certi requisiti oggettivi, io vi finanzio; e purché voi siate in grado di mantenere l'apparenza di un utilizzo ragionevole dei finanziamenti, non effettuerò alcuna verifica su come e dove avete speso i soldi.

Quindi, se si dispone di 75 mila euro all'anno da spendere sull'educazione, sarebbe meglio creare dei voucher da distribuire alle famiglie, le quali potranno spenderli presso gli asili di loro gradimento. Solo in questo modo si può innescare un processo di competizione e selezione virtuosa, che al tempo stesso metta in concorrenza gli asili e garantisca pari condizioni a tutte le famiglie, evitando quindi di impiegare quelle risorse in modo regressivo. Che poi neppure il voucher sia la soluzione migliore, è un altro discorso - si può ragionare su strumenti diversi ma di fatto equivalenti, come il credito d'imposta o la quota capitaria (forse la quota capitaria potrebbe addirittura essere compatibile con la legge regionale, perché in fondo il trasferimento avviene direttamente dal comune alla scuola - qui una trattazione generale). Ma il dato essenziale è che l'allocazione non deve avvenire tramite convenzione tra beneficiario e comune, ma dovrebbe essere mediata dalle preferenze effettive delle famiglie. E, nella misura in cui il meglio è nemico del bene (drammaticamente vero in politica), il voucher è uno strumento che ben si presta.