sabato 9 agosto 2008

Partecipazioni societarie dei comuni: Idrotigullio

Nell'ultimo periodo mi ha molto colpito uno studio dell'Istituto Bruno Leoni nel quale si poneva l'accento sul nuovo modo che lo Stato utilizza per entrare direttamente nella vita economica.
In particolare si faceva riferimento alle nuove Holding create dagli enti locali, non ultima la polemica sul comune di Roma che chiede al governo un aiuto per ripianare i debiti ma se ne guarda bene dal vendere le partecipazioni che detiene e che potrebbe dismettere facendo cassa.

I comuni del Tigullio ovviamente non sono esenti dal malcostume di voler entrare direttamente nella vita economica dei cittadini, con partecipazoni dirette in società che semplicemente dovrebbero erogare servizi al cittadino. Girovogando sul web mi sono imbattuto nel sito di Idro-Tigullio S.p.A., ho trovato lo statuto della Società e l'ho trovato molto interessante. La Società ha per oggetto statutario le attivita’ di gestione nell’ambito del Comune di Chiavari e comunque nel territorio del Levante Ligure, di servizi pubblici di:

A) captazione, adduzione e distribuzione di acqua per usi civili, industriali e agricoli, di fognatura e di depurazione delle acque reflue;
B) raccolta, trattamento e smaltimento di acque reflue e/o meteoriche;
C) svolgimento di servizi ed attività nell’ambito della tutela ambientale
oltre a ciò può svolgere consulenze (esempio di tipo ambientale) e/o partecipare a bonifiche ecc.

Sono state emesse tre categorie di azioni per differenziare i soci:

comuni del tigullio (cat A), altri enti o privati (cat B) che non potranno essere superiori al 20% del capitale e imprenditori privati (cat C) non inferiori al 51% del capitale.
La categoria C è praticamente il Socio privato attuale che gestisce l'azienda tanto che
tutte le deleghe operative sono sue.
Gli aumenti di capitale possono avvenire solo mantenendo i limiti di possesso sopra descritti.

I punti più controversi per i comuni sono:

- il comune di Chiavari deve essere socio almeno con il 20% delle azioni (cat A) (perché?) (quindi anche se volesse il comune può alienare le quote solo dopo modifica statutaria)
- in caso di ingresso di nuovi soci dev'esserci l'assenso del comune di Chiavari.

Se comunica un diniego è sua facoltà presentare un imprenditore di suo gradimento che acquisterà le quote alle condizioni stipulate in precedenza
dal socio "rifiutato". Esempio pratico Alfa Srl chiede di entrare in società pagando 100 euro e il comune di Chiavari dice NO e presenta altro imprenditore esempio la Cooperativa Beta che potrà comprare le quote a 100 euro.

Ovviamente è tutto a norma di legge secondo codice civile etc. etc. ma è il fatto stesso che i comuni vogliano entrare in economia in maniera diretta per poter gestire posti nei Consigli d'Amministrazione, per poter porre veti a imprenditori invisi e presentarne altri più vicini all'Amministrazione pubblica che non piace, non vogliamo più vedere la lunga mano dello Stato attraverso gli Enti locali entrare nella vita dei cittadini quando proprio non v'è alcun bisogno.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Mi dispiace ma dissento.
Va bene la privatizzazione per l'efficienza, ma ci tengo a ricordare che L'ACQUA E' UN BENE PUBBLICO e come tale va amministrato. Assurdo ricavare profitto da ciò che, per grazia divina, è DI TUTTI. Dovrebbero essere sufficienti le profumate tasse che paghiamo, per portare nelle nostre case quello che la natura rende usufruibile. Trovo assurdo sostenere che qualcuno possa ricavare profitto da un bene prezioso e di tutti come l'acqua. A quando la privatizzazione dell'aria??? Non scherziamo, suvvia, santo cielo!

Anonimo ha detto...

Cara Paola,
l'acqua è un bene come altri e per riceverlo nelle nostre case depurata e perciò potabile va trattata, questo trattamento va pagato.
Il fatto che la società che tratta le acque o svolge atttività di bonifica e/o consulenza preferisco sia in mani private che non della Pubblica Amministrazione (quasi sempre sinonimo di poca efficienza) inoltre il fatto che a possedere le azioni sia il comune non significa che l'acqua sia gratis anzi, le proteste fatte dai consumatori ad Idrotigullio per il caro acqua sono la cartina di tornasole che le Pubbliche Amministrazioni evidentemente non fanno neppure il lavoro di Buoni Guardiani.
Paghiamo le tasse al comune e gli paghiamo l'acqua come azionista della società di gestione acquedotto, quindi il comune è giocatore ed arbitro.
Preferirei pagare le tasse al comune (meglio non ce ne fossero di tasse), l'acquedotto lo gestisce un privato cui il comune ha dato l'affidamento e se qualcosa non va il comune toglie l'affidamento e ripropone la gara. Nel nostro caso se qualcosa non va il comune che è giocatore ed arbitro che fa toglie l'affidamento a se stesso???

Carlo Stagnaro ha detto...

Paola, bisogna distinguere qui tre temi:

(1) Lo statuto di Idrotigullio è semplicemente assurdo. Se non si vuole privatizzare la società, non la si privatizza; ma blindare gli assetti proprietari per via statutaria mi sembra un assurdo.

(2) La seconda questione è la liberalizzazione del SERVIZIO idrico, che difficilmente può funzionare senza privatizzare la municipalizzata che oggi ne è monopolista. Liberalizzare serve a creare efficienza e competizione, a vantaggio dei cittadini.

(3) Altro tema ancora è la privatizzazione della RISORSA idrica, che oggi non è nell'agenda politica italiana. Purtroppo.

Anonimo ha detto...

Che Idrotigullio abbia uno statuto assurdo è certo.
Come tutte le municipalizzate che sono una specie di cancro. Bene, detto questo, preferisco sorvolare su una ipotetica privatizzazione della RISORSA idrica. Non vorrei essere fraintesa... Ma dico solo che il profitto non può essere sempre il fine di ogni attività umana. Per una risorsa come l'acqua, considerati i costi di impianti e manutenzione, dovrebbe essere sufficiente un bilancio in equilibrio. Ovvia condizione necessaria un'educazione civica che limiti gli sprechi, causa principale di danno in qualsiasi attività che riguardi la cosa pubblica. L'acqua potrebbe finire un giorno, e il "privato" restare senza lavoro....
Saluti e grazie per lo scambio interessante di vedute.

p.s. a proposito di liberismo "sfrenato" e di leggi di "mercato", certa che lo abbiate già letto, mi permetto di ricordare il libro di Tremonti.

Carlo Stagnaro ha detto...

Ciao Paola, il profitto, da un certo punto di vista, non è un fine, ma un mezzo. Nel senso che è la prospettiva del profitto a creare competizione, a spingere verso l'efficienza e attirare quegli investimenti che sono necessari. Tenderei a escludere preoccupazioni sul possibile esaurimento dell'acqua, che è la risorsa più abbondante sul pianeta... Ovvio poi che a noi non interessa l'acqua in quanto tale, ma l'acqua potabile, e questo pone un problema infrastrutturale che può essere risolto, per esempio, privatizzando la risorsa e/o il servizio (ma in fondo, quando tu lasci che l'acqua piovana cada sul tuo terreno e bagni le tue piante, non la stai privatizzando?).

Su Tremonti, mi permetto di segnalarti la mia recensione fogliesca del suo libro:
http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=6439